Distretto culturale Aree Interne dell’orvietano (DICET)

Le Aree Interne sono quella vasta parte del territorio nazionale – pari a circa il 60 per cento della superficie –  che per carenza di servizi, di opportunità, per il degrado ambientale e paesaggistico, stanno subendo un calo o invecchiamento della popolazione. Chi ancora oggi vive in queste aree, quasi un quarto della popolazione italiana, in assenza di solide prospettive di rilancio avrà sempre più difficoltà a rimanervi in futuro.

A questa parte di popolazione occorre garantire innanzitutto la piena “cittadinanza”, intesa prioritariamente come diritto all’Istruzione, alla Salute e alla Mobilità.  Contestualmente occorre proporre progetti di rilancio delle opportunità economiche incentrati sulla valorizzazione e riqualificazione delle risorse esistenti, e su dinamiche di scambio più virtuose che in passato con i territori più dinamici e densamente popolati.  Di questo si occupa la Strategia Nazionale per le Aree Interne che il governo ha lanciato per il periodo di programmazione 2014-2020.

Ovviamente Orvieto è inclusa nelle Aree Interne ed è capofila della sperimentazione della Strategia Aree Interne in Umbria.

forum-aree-interne-Orvieto-2014Sintesi (basata sugli schemi obbligati del MiSe):

aree interne 

Area Interna “Sud Ovest Orvietano”

Comuni di : Città della Pieve, Monteleone di Orvieto, Montegabbione, Parrano, San Venanzo, Ficulle, Fabro, Allerona, Castel Viscardo, Castel Giorgio, Orvieto, Porano, Baschi, Montecchio, Guardea, Alviano, Lugnano in Teverina, Attigliano, Giove, Penna in Teverina

SCHEDA PROGETTO

TITOLO: Distretto Culturale Evoluto dei Territori Orvietani in “Aree Interne” (Orvieto DICET)

AREE TEMATICHE

  1. Capitale naturale, paesaggistico e culturale

  2. Sapienze locali, arte del fare, innovazione

Proponente Associazione/consorzio (ANAM)

Descrizione proposta / intervento:

L’Associazione Anam, con sede in Orvieto alla Via F. Cavallotti 30 presso lo studio Vergaglia, già ente promotore di importanti progetti ed eventi culturali, alcuni dei quali patrocinati dallo stesso Comune di Orvieto, quali ad esempio Cloud City – Smart Cities & Cloud Tecnology, ed all’esterno di questo territorio come il Fumettour, mostra mercato itinerante del Fumetto la cui prima edizione risale al 2009 a Salerno, od il ComicsDay avvenuto in contemporanea in tutt’Italia, intende con la presente promuovere una proposta progettuale per la realizzazione di un dicet logoDistretto Culturale Evoluto dei Territori Orvietani in “Aree Interne” comprensivo dei comuni dell’Orvietano Città della Pieve, Monteleone di Orvieto, Montegabbione, Parrano, San Venanzo, Ficulle, Fabro, Allerona, Castel Viscardo, Castel Giorgio, Orvieto, Porano, Baschi, Montecchio, Guardea, Alviano, Lugnano in Teverina, Attigliano, Giove e Penna in Teverina ovvero integrando in quella che è attualmente l’area delimitata dalla strategia nazionale “Aree Interne” per il Sud Ovest Orvietano una proposta di sviluppo locale, in particolare di rafforzamento dei fattori di sviluppo locale e riutilizzazione del capitale territoriale con risvolti positivi sull’occupazione e sull’inversione dei trend demografici per l’aumentata attrattività dei territori.

Obiettivi della Strategia Aree interne e contesto generale d’azione

  • Azioni:

    • Adeguamento dell’offerta di servizi essenziali

    • Progetti di sviluppo locale

  • Obiettivi intermedi:

    • Aumento del benessere pro-capite dei residenti

    • Aumento dell’occupazione

    • Riutilizzazione del capitale territoriale

    • Riduzione dei costi sociali della de-antropizzazione

    • Rafforzamento dei fattori di sviluppo locale.

  • Obiettivo finale

    • Sviluppo locale intensivo/estensivo

    • Inversione dei trend demografici

La progettazione generale per lo sviluppo delle Aree interne si muove contemporaneamente su due direttrici, una inerente i diritti di “cittadinanza”(sanità istruzione e formazione professionale e mobilità) e l’altra inerente i “progetti di sviluppo locale”, vero e proprio, fondamentale strumento per lo sviluppo economico del territorio.

Gli ambiti di intervento all’interno dei quali devono ricadere i progetti sono:

  • tutela attiva del territorio/sostenibilità ambientale

  • valorizzazione del capitale naturale/culturale e del turismo

  • valorizzazione dei sistemi agro-alimentari

  • attivazione di filiere delle energie rinnovabili;

  • saper fare e artigianato.

Inoltre la bozza di strategia per le Aree Interne del Sud Ovest Orvietano riporta testualmente al punto B (ostacoli alla vita nell’Area) alcune criticità quali, ad esempio, la mancanza di opportunità per i giovani e difficoltà dei territori nella costruzione di una visione unitaria ed integrata di sviluppo.

A questo i Comuni coinvolti hanno elaborato un set di idee guida (il punto C della bozza strategica) che qui riportiamo per la parte che concerne questo progetto.

Idea Guida: Un approccio integrato alla filiera della conoscenza, tra innovazione e tradizione.

I venti comuni sono il cardine di un sistema policentrico di insediamenti, storicamente in equilibrio tra città e campagna, che oggi rischia di scomparire. Tendere il “filo rosso” tra innovazione e tradizione che unisce conoscenza, identità locali ed opportunità di sviluppo, è l’innesco del cambiamento.

  • Riappropriazione dei saperi e delle identità locali: il patrimonio culturale, ed il patrimonio naturalistico-ambientale costituiscono il “motore” della potenziale rinascita di questo territorio.

  • Valorizzazione e messa in rete delle opportunità: miglioramento dei servizi e dell’offerta formativa.

  • Creazione di filiere integrate multisettoriali: agroalimentare, turismo, arte del fare, ricettività, ITC.

  • Responsabilità verso la gestione dei beni comuni e la messa in sicurezza del territorio, attraverso l’uso di una governance territoriale condivisa.

Conoscenza come patrimonio comune di risorse storico culturali che rende unico questo territorio.

La sfida, diventa quella di creare una matrice progettuale collettiva intorno alla filiera della conoscenza ed

una conseguente integrazione di più assi strategici di sviluppo: Capitale naturale, paesaggistico e culturale;

Sapienze locali, arte del fare, innovazione;

aggiungendo inoltre delle possibili (punto D) soluzioni tra cui il «promuovere un “Brand d’Area” per potenziare le azioni di marketing turistico attraverso un’offerta integrata».

Conformemente a ciò ed in risposta a questa sollecitazione la nostra proposta progettuale di distretto culturale sulla falsariga delle tante iniziative promosse nel norditalia dopo la presentazione del dossier indagine de “Il Sole 24 Ore” sulle potenzialità dei distretti culturali italiani.

La nostra idea-progetto di distretto culturale evoluto dei territori orvietani è un processo simbiotico in cui i numerosi beni culturali e ambientali, i servizi e le attività produttive sono in crescente sinergia tra loro. Questo progetto nasce con una visione di lungo periodo con importanti investimenti sul capitale umano. L’integrazione tra filiere produttive e settore cultura, la innovazione dei servizi e delle metodologie e la sostenibilità delle azioni rappresentano le principali sfide di un simile progetto.

Negli ultimi anni si è sempre più affermata la centralità del territorio in tutte le sue tante sfaccettature come punto di riferimento, soprattutto per la comprensione, in un mercato sempre più globale e disintermediato, di quelle che sono le opportunità e i vincoli ai processi di sviluppo economico.

E’ pacifico osservare quanto la capacità competitiva delle nostre imprese sia strettamente legata alla più ampia competitività dei sistemi, economici e territoriali, nei quali esse sono inserite e che contribuiscono a formare cittadini lavoratori, operatori, indotto e tutte quelle variabili patrimoniali materiali ed immateriali che fanno da pilastro per l’imprenditorialità. Ecco dunque che le caratteristiche tangibili come le infrastrutture, di cui siamo storicamente carenti, ma anche quelle intangibili e culturali, il “mood”, e non replicabili quali esperienze, miti, riti, consuetudini, folklore e particolarità linguistiche come quelle che che permettono di capirsi al volo lavorando in campo ma anche conoscenze diffuse, pratiche innovative e know-how legati più o meno direttamente alla sfera economico-produttiva cominciano ad essere considerati riferimenti del proprio valore, punti di forza veri e propri.

Come in altri paesi il dibattito sul ruolo soprattutto della cultura per lo sviluppo socio-economico di un territorio è cominciato da anni ed è uno dei punti di riferimento delle strategia come “Aree Interne”. In questo senso è necessario promuovere la valorizzazione del patrimonio culturale in una logica di sviluppo del territorio.

La cultura parte del sistema socio economico

Ma cos’è che intendiamo per cultura?

Partiamo con un riferimento antropologico che è ben conosciuto «La cultura intesa nel suo ampio senso etnografico, è quell’insieme complesso che include la conoscenza, le credenze, l’arte, la morale, il diritto, il costume e qualsiasi altra capacità e abitudine acquisita dall’uomo come membro di una società. » (E. Tylor, 1871). In questa definizione identifichiamo la Cultura come soggetto storico dell’evoluzione umana e come particolare patrimonio collettivo di un gruppo umano. Un ottimo punto di partenza al quale intendiamo collegare le più attuali definizioni portate dall’UNESCO «tratti distintivi spirituali e materiali, intellettuali e affettivi che caratterizzano società e gruppi sociali e che essa include, oltre alle arti e alle lettere, modi di vita, di convivenze, di sistemi di valori e credenze» e quella di un altro antropologo, Hannerz, che sintetizza «una cultura è una struttura di significato che viaggia su reti di comunicazione non localizzate in singoli territori» in cui vi è la prima vera esposizione del concetto che la cultura, da sempre identificata con il luogo contenitore, possa in realtà uscire ed affermarsi oltre l’area nella quale si sia originata divenendo, e questo è il nostro punto di vista, volano d’attrazione e riferimento di quel marketing territoriale che tanto benessere e sviluppo ha portato in territori come ad esempio il Trentino, nostra regione benchmark per questo progetto.

La stessa Europa ha voluto fare un fortissimo investimento sulla cultura come vettore di sviluppo, con i vari progetti sulle Capitali della Cultura (ECOC) e con i vari programmi (Urban, FESR) volti a superare i concetti di centri d’eccellenza che divengono cattedrali nel deserto tendendo invece a favorire logiche distrettuali, di condivisione, di rete. I Risultati ci sono stati basta guardare il sito web dell’ISTAT, cultura in cifre, per rendersi conto di quale sia stata l’effettiva evoluzione e quanta ricaduta sia stata possibile misurare sul territorio.

Cultura+Territorio= Distretto Culturale

Un distretto culturale è un’area geograficamente definita, nel nostro caso coincidente con l’area Sud Ovet Orvietana pilota per la strategia Aree Interne, capace di attivare un piano di valorizzazione dei beni culturali e ambientali che, fortemente connesso e integrato con il territorio e con le filiere economiche, sia in grado di incidere in modo determinante sullo sviluppo culturale, sociale ed economico locale.

Approccio al Distretto Culturale Evoluto dell’Orvietano

Reputato necessario rispondere alle esigenze poste nella bozza strategica per Aree Interne attraverso le idee guida identificate dalla comunità dei partecipanti attraverso una approfondita analisi dei dati disponibili in forma aggregata (Open data) ed una indagine di campo propria abbiamo sviluppato la proposta con quattro logiche portanti:

  1. concettuale, con particolare riferimento ai concetti di distretto culturale e distretto culturale evoluto e al loro confronto con il più noto modello di distretto industriale;

  2. teorico e normativo, proponendo un approccio contestualmente di analisi e progettazione di un distretto culturale (evoluto) secondo un metodo di designing piuttosto che di design, per consentire parallelamente implementazioni pratico-pragmatiche, sperimentazioni creative e apprendimento contestuale;

  3. di approfondimento del quadro normativo e istituzionale, come prodromo al confronto di assetti di governance alternativi per un distretto culturale, anche in considerazione del ruolo centrale, per tali iniziative, assunto dalle istituzioni pubbliche nel nostro Paese;

  4. di riflessione intorno a casi internazionali di successo e di confronto tra recenti progetti sviluppati in Italia.

Attraverso questa proposta progettuale orientata ai Comuni, agli enti ed ai soggetti del territorio attivi, alla luce delle modificazioni sociali, economiche e istituzionali in atto e l’esperienza di programmazione sviluppatasi attorno alla strategia delle “Aree Interne” in ordine a coordinamento, valorizzazione, produzione e diffusione culturale in forma collaborativa proponiamo uno sguardo di lungo periodo ed un canovaccio nel quale incasellare le tante idee e progetti non più spot o create per accedere a questo o quel bando pubblico ma orientate ad uno sviluppo comune e contenute in una forma che sia concretamente comprensibile ai potenziali investitori quanto ai partecipanti ovvero il lavoro comune per la creazione di un distretto culturale evoluto.

Partner e cofinanziatori

Data l’importanza strategica del progetto “Aree Interne”, l’associazione Anam si presenta come soggetto ispiratore, ideatore e promotore del Distretto Culturale per la quale è necessario il coinvolgimento di numerosi stakeholder ed in primo luogo la comunità degli enti pubblici locali. Solo a fronte di tale coinvolgimento potrà essere avviata l’attività di animazione culturale e di interessamento dei partner e dei cofinanziatori.

Ascolto e raccolta

Facendo tesoro delle esperienze già largamente avviate tra cui quelle dell’ecomuseo del territorio, i tanti studi, le proposte di valorizzazione delle tipicità territoriali a partire dalle Denominazioni Comunali (De.Co.), dalle iniziative a salvaguardia e difesa di saperi e tradizioni alle tante iniziative di promozione territoriale ne è necessaria un’azione di armonizzazione semantica e narrativa ad uso delle successiva disponibilità attraverso i social media ed il web.

Azioni positive

tra le azioni da mettere in campo c’è ad esempio il coordinamento della rete museale, l’identificazione dei luoghi attraverso il marchio del distretto, il coordinamento degli eventi nella zona del distretto. Oltre ad un più efficace “marketing territoriale” dato da un ente sovracomunale in grado di evitare sovrapposizioni nei confronti delle realtà prossime, la promozione degli stessi eventi anche attraverso un adeguato storytelling ovvero un’adeguata narrazione.

Comunicazione distrettuale: Un unico Storytelling territoriale fatto di tante storie.

Tante eccellenze, tanti saper fare, tanta creatività e tanta tradizione tuttavia manca ancora un racconto unitario e riconoscibile. Ecco il nocciolo della questione che con l’avvio della strategia Aree Interne per i nostri comuni del Sud Ovest Orvietano potrebbe essere finalmente affrontato con l’obbiettivo assolutamente rilevante di raccogliere e coinvolgere tante forze, arti e discipline diverse, tanti genius loci parte di uno stesso sistema integrato e connesso che possa puntare ad un identico e sostenibile destino di sviluppo, non calato dall’alto, non forzato od artefatto.

Ecco quindi l’idea di distretto culturale non solo brand territoriale ma quale costruzione di un emozionante ecosistema narrativo, fatto di identità grafiche e testuali coerenti e riconoscibili, per facilitare la trasformazione del patrimonio culturale, del genio e della bellezza dormienti in occasioni di sviluppo e crescita concreti e, soprattutto, ben raccordati alla strategia di marketing territoriale della regione.

In termini operativi le sensazioni e le emozioni che il territorio lascia al visitatore, i tratti culturali con cui segna indelebilmente il modo di fare e lavorare dei cittadini ed l’esperienza di generazioni che è habitus delle nostre creazioni ed imprese è declinato in piani interconnessi. In particolare:

  • Una piattaforma web per raccontare il progetto ed il Distretto.

  • Un piano di comunicazione online e sui social media, per coniugare le identità territoriali del progetto, facendole vivere nel quotidiano.

  • Una serie di video coerenti per valorizzare identità, azioni e tesori nascosti dei territori e per raccontare, attraverso la storia delle persone del distretto, l’identità dei territori.

La coerenza dello storytelling, la possibilità d’inserire moduli narrativi specifici, sarà il punto di forza dell’inclusione di quegli attori che, già forti sulle piattaforme web e sul piano dell’offerta culturale, appaiono operare in maniera disgiunta dal resto del territori come, a titolo d’esempio ben rilevato dai redattori del “Commento tecnico alla bozza di strategia Aree Interne dell’Orvietano”, il Parco Archeologico Ambientale dell’Orvietano (PAAO) che può rappresentare uno dei fattori distintivi premianti per l’insieme del territorio oggetto della Strategia Aree Interne. Tanto vale anche per l’ecomuseo, il Parco Fluviale, le Vie Romee e Francigena, la via del vino Etrusco Romana ed i numerosi attori culturali forti del territorio.

A fare da catalizzatore delle attività del DICET saranno individuate una o più iniziative “Faro” selezionate per il grande prestigio, per la possibilità di partecipazione dei privati e per il ritorno d’immagine che possono riportare a tutto il DICET.

Le iniziative potranno essere selezionate tra quelle già depositate anche come idee progettuali per la strategia Aree Interne Sud Ovest Orvietano recuperando così ancora più energie culturali e propositive dai partecipanti ad Aree Interne

Fasi di realizzazione

Quadro d’invertenti operativi

In uno scenario tutto in divenire e da sviluppare sul territorio attraverso una programmazione negoziata e condivisa con la cittadinanza, e per il quale occorre certamente una forte collaborazione in termini di cofinanziamento da parte degli enti, oltre alla contribuzione delle locali fondazioni, con sponsorship di privati, indichiamo un programma iniziale attorno al quale si possano sintetizzare, realizzare e narrare le azioni di Distretto che coniughi efficacemente lo storytelling del distretto, gli assi che il distretto intende promuovere e le reazioni efficienti da parte del territorio:

  1. Realizzazione del 2Distretto, ovvero il marchio 2D (bidimensionale), segno grafico del Distretto e la relativa immagine coordinata.

  2. Realizzazione del 3istretto, un exibit stampato in 3D delle principali e più interessanti realtà monumentali dei territori coinvolti, una sorta di “Italia in miniatura” da esporre a rotazione nelle principali sale/piazze e da utilizzare come attrattore e fil rouge del distretto:

  3. Allestimento multimediale del museo diffuso del territorio orvietano presso attività ricettive e della ristorazione;

  4. Totem multimediali che connettono le piazze/musei del Distretto con le stazioni di Roma e Firenze nel periodo turistico e con l’aeroporto di Perugia;

  5. Selezione di iniziative “faro” di restauro ed esposizione pubblica di beni culturali;

  6. Iniziativa “Educare i giovani all’arte e alla cultura del territorio”;

  7. Iniziativa “Animazione dei presidi culturali”;

  8. Promozione delle attività di animazione dei presidi culturali;

  9. Costituzione e promozione del Fondo per la biodiversità orvietana;

  10. Costituzione e promozione del Fondo di salvaguardia del microclima Orvietano;

  11. Ricerca e catalogazione opere pittoriche distrettuali;

  12. Fattorie in festa – fattorie aperte, la ruralità del territorio e la sapienza di chi vive e fa produrre la terra in un happening d’ospitalità diffusa, partecipazione agli antichi mestieri e ricche tavolate;

  13. Cantine in festa – cantine aperte, in collaborazione con le case dei vini ed in partecipazione con le fiere vinicole il vino come elemento legante della cultura del territorio e motore di sviluppo anche internazionale;

  14. Festival De.Co. dove le tipicità dei comuni fanno a gara in una pubbliche degustazioni (con produzioni rigorosamente biologiche).

  15. Iniziativa “La strada dell’arte”;

  16. Iniziativa “Il territorio ipogeo”;

  17. Itinerari cicloturistici;

  18. Iniziative di riscoperta e valorizzazione sport tradizionali;

  19. Corsi e certificazioni competenze per imprese;

  20. Alta formazione – borsa per dottorato in valorizzazione dei beni culturali;

  21. Formazione professionale inoccupati e disoccupati;

  22. Formazione scuole secondarie;

  23. Funzionamento Distretto;

  24. Progettazione, creazione e gestione portale web e relative Apps georeferenziate e Geoportale del Distretto;

  25. Creazione di una biblioteca informatizzata;

  26. Progetto spazio e-commerce per accoglienza prodotti e servizi;

  27. Adozione dell’identità del territorio orvietano e comunicazione pubblica del brand e dell’etica;

  28. Implementazione strumenti di comunicazione territorio orvietano;

  29. Bando imprese creative: sostenere l’attività delle imprese creative Distretto;

  30. Attività di promozione delle imprese agricole del Distretto.

Principali attori coinvolti nella fase di realizzazione

Comuni ed enti locali, strutture museali, stakeholder culturali incluse le scuole ed i centri studi, associazioni di categoria, imprenditoria locale, enti orientati alla salvaguardia ed allo sviluppo di questi territori incluse le banche locali;

Attività da sviluppare (fase di gestione)

  • Individuazione delle arre e dei partner per lo startup dell’ecosistema distrettuale del DICET

  • Progettazione e realizzazione degli interventi dal n.1 al n.5

  • Redazione di programmi formativi del programma delle iniziative “Faro”

  • Realizzazione delle singole funzioni del DICET

Risorse umane potenzialmente attivabili nella fase di gestione

  • Giovani imprenditori ed artigiani che apriranno e gestiranno le attività legate alle iniziative “faro”;

  • Tutor e personale di gestione nelle iniziative formetive;

  • Personale di gestione impiegato nelle strutture ricettive e nella ristorazione legate al museo diffuso;

  • Strutture pubbliche e delle associazioni nella gestione ed organizzazione di eventi, manifestazioni culturali, mostre e gestione info-point;

Competenze necessarie all’intervento nel suo complesso

  • Equipe tecnica per redazione progetto ;

  • staff tecnico di settore per insegnamento;

  • professionalità specifiche per singoli interventi;

Eventuali criticità di carattere normativo/burocratico per l’attuazione dell’intervento e livello della progettazione

Il progetto anche se articolato su più settori di attività non presenta particolari criticità di carattere normativo e/o burocratico; l’unico aspetto che richiederà una maggiore attenzione sarà quello della fase progettuale iniziale e della successiva esecuzione dei lavori in quanto, essendo gli immobili vincolati come beni storici architettonici, dovranno essere attentamente concertate con la competente Soprintendenza ai beni storico architettonici ed in questo senso l’iter burocratico è funzione dei tempi tecnici e di valutazione degli interventi da parte delle autorità;

La realizzazione delle iniziative a carattere diffuso, seppur agevolata dal processo di unione cei catasti comunali, andrà comunque soggetta alla verifica puntuale in situ per la georefferenziazioine delle app e della narrativa, ne consegue una tempistica maggiormente dilatata;

Stima dei costi di intervento

Per la stima dei costi di intervento si è optato nel tenere conto degli oneri necessari al recupero di spazi oltre alla realizzazione e dotazione delle reti impiantistiche.

Ovviamente, essendo la parte di realizzazione degli interventi quella più consistente, ad essa abbiamo aggiunto anche i costi minimi necessari per l’attivazione e la gestione delle funzioni previste che, comunque, vedranno una partecipazione della parte privata interessata agli interventi.

Per gli interventi è stimato un budget inferiore a 3.500.000,00 € (duemilioniduecentomila/00 €) del quale il 70% sarà imputato alle iniziative “Faro” selezionate dalla comunità dei partecipanti al DICET.

dicet costi

Elementi di valutazione ex ante

Il territorio di codeste aree interne è ricco di attrattive e punti di riferimento di equipollente valore attorno a cui concretizzare le iniziative, non solo nei centri storici ma anche in aree logisticamente meno accessibili.

Nella valutazione della maggiore attrattiva turistica l’impatto dei consumi e del potenziale inquinante dei visitatori privilegia quindi aree in cui la gestione dei picchi di approvigionamento idrico o di conferimenti dei rifiuti sia meglio affrontabile.

La realtà locale, allo stato attuale, policentrica dove, a fronte di un potenziale paesaggistico, tradizionale ed artistico vivace e ricco, manca di quel coordinamento in grado di valorizzarle, di mantenere nel territorio le professionalità e le esperienze esistenti con la conseguente difficoltà di valorizzare le quelle eccellenze locali, artistiche, produttive ecc.. che in passato hanno distinto queste zone.

Vi è quindi la necessità di un’azione coordinata mirata alla crescita e alla creazione di occasioni per fare impresa, recuperare e valorizzare la produzione e le eccellenze locali, per attrarre turismo e costituire un vero ed efficace Brand d’area territoriale.

Risultati attesi:

Il recupero da parte delle comunità locali del senso del valore delle proprie peculiarità e la restituzione alla pubblica fruizione di aree e spazi chiusi sarà il primo risultato atto a creare l’ecosistema nel quale far fiorire una nuova economia orientata ad aumentare il valore dei prodotti e delle attività del territorio, oltre ad aumentarne l’attrattività.

Un ambito distrettuale quindi non solo ci si attende di coordinare azioni per attrarre visitatori ed investitori per più tempo, più a lungo ed in maggiore quantità su di una area più vasta dei singoli poli centrali, ma si intende aumentare il valore aggiunto ricavato dai singoli prodotti e dalle singole attività con una ricaduta economica atta ad aumentare anche l’occupazione qualificata e locale.

Infine, sempre in ambito distrettuale, il raggiungimento di una massa critica dimensionale e per quantità di valori messi in campo (quali beni culturali, produzioni di qualità e tipicità, storia e cultura) tale da superare di molto quella dei singoli poli cittadini aprirà l’accesso a quelle partnership e quei bandi internazionali di dimensioni superiori in un circolo virtuoso d’occasioni siano esse attivamente ricercate dal distretto e dai suoi attori che invece oggetto della ricerca da parte di enti nazionali od internazionali che si rivolgono al distretto in qualità di partner.

Cronoprogramma dell’intervento

Il crono programma del progetto prevede due fasi principali di realizzazione:

Fase1- Progettazione e realizzazione degli interventi del piano gestionale,

Fase2- Avvio delle funzioni e della programmazione incluse nel piano gestionale: da qui un massimo di 12 mesi per l’inizio delle attività, incluso il partnerariato privato, che dovranno completare i processi di formazione e realizzazione per entrare nella ciclicità ordinaria in un massimo di 36 mesi.

Convergenza e integrazione tra filiere

Il DICET, Distretto Culturale Evoluto dei Territori, il luogo ideale dei valori condivisi.

Il contesto distrettuale rappresenta i confini di riferimento entro i quali la narrativa offrirà la maggiore occasione di convergenza delle filiere dalla produttiva a quella dell’innovazione alla comunicazione, dal piano squisitamente tradizionale alla funzione pubblica di cultura e sviluppo a quello della sinergia tra scuole dell’obbligo ed alta formazione nell’ambito culturale dei valori condivisi.

La stessa mission del DICET è che stakeholder dotati di marchi forti, associazioni di categoria, produttori locali, imprenditori, associazioni culturali e gli stessi cittadini operino forti dei propri valori l’obiettivo condiviso della promozione, valorizzazione e sviluppo delle eccellenze e delle peculiarità del territorio e che questo sviluppo duri nel tempo lasciando spazio a più di una generazione, attraendo intelligenze e capitali.

Di base ogni distretto si presenta come strumento di integrazione delle attività di fruizione e valorizzazione delle risorse culturali, ma il modello del distretto culturale, tra i suoi obiettivi principali, contempla l’integrazione tra le filiere culturali e le filiere economiche del territorio: dagli investimenti che si concentreranno sul progetto ci si attende, quindi, la capacità di raggiungere benefici trasversali, diretti e indiretti, sull’intero sistema territoriale. Il progresso e l’efficacia con cui questo avviene dipende dalla volontà degli attori, dalla chiarezza e dalla condivisione degli obbiettivi, da una precisa catena di responsabilità e, anche qui sta la novità del modello concettuale di distretto culturale evoluto, una rotazione delle tematiche caratterizzanti in modo da lasciare esprimere ad ogni attore, nel tempo, le proprie migliori qualità nell’ambito del comune sistema dei valori: per fare degli esempi sommari un anno sarà il vino, un altro il paesaggio, poi la musica, il rinascimento, i castelli e così via rinnovando, creando occasioni, rimanendo fedeli al sistema di valori significanti ed identitari.

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