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Programmatori e sistemisti immaginati e poi visti

C’E UNA MITOLOGIA CHE AVVOLGE HACKERS E CHI LAVORA CON LA TECNOLOGIA E L’INFORMATICA.

Diciamo la verità sul variegato Universo dei professionisti dell’information Communication Technology: c’è di tutto e di più.

È uno dei campi di lavoro in cui potete trovare ogni tipo di atteggiamento, aspetto fisico e Stile organizzativo. Si va dal massimo rigore al più cromatico entusiasmo, dai processi analizzati e certificati con adeguate raccolte di requisiti e ben documentati sistemi procedurali al continuo inseguirsi degli aggiornamenti di chi lavora in devops. Ovviamente tra di noi ci si capisce ma dall’esterno, vuoi per l’utilizzo di slang vuoi per il fatto che si danno per scontate le informazioni tecniche su come funzionano i sistemi intesi come hardware, software di base e reti in rapporto al lavoro necessario di manutenzione, messa in sicurezza ed aggiornamento e le necessità per i servizi ed i prodotti soprattutto software richiesti dai clienti (e le tante necessità sottintese di cui gli stessi clienti di solito non sono consapevoli). E questo accade in tutte le sfumature delle discipline correlate all’information Technology. Chi è completamente a digiuno di questa informazione si sente naturalmente escluso e più di qualche volta immagina chi ci lavora come fosse un appartenente ad una specie di setta o di loggia segreta che utilizza un linguaggio in codice e si riferisce ad archetipi e simboli propri di una società esclusiva dagli scopi reconditi. E questo dubbio lo lasciano emergere apertamente sia in fase di trattativa economica che durante le pause tra una riunione ed una consegna.

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Professionisti digitali e privati

CAMBIANO LE REGOLE PER CHI LAVORA CON YOUTUBER ED INSTAGRAMMER.

Niente fattura per servizi sui social a clienti finali:
Le società che prestano servizi elettronici, come ad esempio la progettazione e realizzazione di un portale o di un sito, effettuati nei confronti di committenti italiani
privati consumatori, sono esonerate, non solo dall’obbligo di emissione della fattura, ma anche da quello di certificazione mediante scontrino o ricevuta fiscale.
Il chiarimento arriva dalla risposta all’istanza di interpello n. 96 di ieri dell’agenzia delle Entrate.

L’amore ancillare al tempo dei robot.

FACILI BATTUTE, PROBLEMI PROFONDI

L’impatto della tecnologia sulla società è sempre stato imponente ed in grado di stravolgere le stesse strutture sociali ed i comportamenti dei singoli individui.

“L’azienda canadese KinkysDolls – che produce e commercializza bambole al silicone calde al tatto e capaci di emulare risposte umane – ha tentato di lanciare uno dei suo Brothel a Houston, in Texas. L’azienda ha già un suo “bordello di robot” in Canada e vuole espandere il business in nord America, Europa e Giappone.

La questione ha ovviamente sollevato resistenze, dubbi e perplessità, da quelle degli attivisti che vedono il sesso robotico come la fine della civiltà (https://campaignagainstsexrobots.org/), alle associazioni religiose, ai movimenti politici conservatori.

Ma il dubbio più interessante lo hanno sollevato i transumanisti: dovremmo preoccuparci dei diritti civili dei robot e delle AI? (https://metro.co.uk/2018/11/05/robots-deserve-human-rights-why-activists-want-to-protect-machines-from-their-creators-8097696/)… tanto per dirne una, la messa all’asta della “verginità” di una bambola robot ha già raccolto decine di migliaia di dollari.” (Future Fiction)

L’ironia sul web non mancherà soprattutto nei confronti di questa nuova competizione umani macchine in relazione al mestiere della prostituzione che, ricordiamolo, in Europa non è affatto vietato ed in molti paesi è regolamentato e tassato.

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