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La lunga notte…

Pioveva, il vento batteva le gocce sui vetri della scuola dove fino a poche ore prima una Fiumana di gente percorso per far sentire la propria voce con un voto che avrebbe cambiato per anni questa nostra Nazione.

Lo spoglio era tutto un alternarsi di chiamate per i candidati del movimento con quelli della destra e della sinistra. Fuori, vicino a noi, i giovanissimi rappresentanti di una formazione dalla connotazione più estrema scuotevano la testa per la delusione di non raggiungere neanche un risultato minimo nonostante l’evidente e rispettabile impegno sul territorio e nel sostegno alle famiglie più bisognose.

Nel frattempo ore passavano e lo scrutinio procedeva con una lentezza esasperante anche per colpa delle nuove normative fatte apposta per rendere incapaci di dichiarare la mattina seguente il risultato finale.

A distanza verso l’ingresso c’erano impiegati e personale di guardia che Seguivano sul piccolo schermo la maratona di Enrico Mentana che cominciava a dare notizie molto confortanti sul risultato della forza politica che sosteniamo. Alcuni interventi sono stati necessari nel frattempo per evitare che andassero persi non solo i nostri voti ma anche che venisse con onestà intellettuale mantenuto lo stesso identico contegno nel riconoscere la volontà degli elettori anche quando una mano tremante e meno precisa spostasse la croce leggermente fuori asse nel vuoto ad esempio della coalizione di destra per la quale non erano presenti che presentanti di lista. Alla fine le firme sui documenti e poi proprio come diceva Ligabue in quella sua ballata dal titolo “Certe notti”.

“Certe notti coi bar che son chiusi al primo autogrill c’è chi festeggerà.”

In una notte dove abbiamo voluto essere presenti e fare la nostra parte noi abbiamo festeggiato con caffè e cornetti oppure con il cappuccino assieme a chi in quel momento stava andando al lavoro nelle strade per tutti noi. E siamo contenti così.

A proposito siamo il primo partito.

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Che portavoce vorrei dalle Parlamentarie?

Probabilmente tutti gli attivisti e molti simpatizzanti si stanno facendo proprio questa domanda: Che portavoce vorrei dalle Parlamentarie?
Ed è una domanda lecita perchè al netto dell’uno vale uno della democrazia diretta bisogna scegliere tra le persone e non è che ciascuna valga l’altra. Nossignori.
Ed ognuno ha una propria scala di valori su cui costituisce la propria idea di stima, fiducia ed opinione. Io personalmente ho alcuni criteri di riferimento e proverò a condividerli con Voi.
L’idea di base è che vorrei qualcuno tenace, di grande etica e capace. Se poi è vicino al territorio è meglio ma in realtà l’unica vera caratteristica necessaria, l’unica, è che sostenga a pieno le regole ed il programma del Movimento.

Ma dovendo scegliere online come faccio a misurare il valore delle persone?

Il curriculum vitae? Beh… a parità di condizioni avrebbe un senso, cioè chi ha una carriera scolastica e lavorativa nettamente migliore di altri a parità di ceto sociale, territorio di appartenenza ed età anagrafica ha probabilmente una capacità maggiore e, leggendo tra le righe, può avere davvero una certa tenacia. Una mamma casalinga probabilmente invece sarà più tenace e probabilmente avrà una maggiore etica. In effetti la situazione non si può e non si deve limitare ad una scorsa al curriculum.

Le dichiarazioni di intenti: ecco da quelle già si può capire di più, soprattutto incrociandole con il curriculum. Ad esempio sono portato a pensare che sia improbabile che chi si professa ambientalista possa essere qualcuno che ha scelto ingegneria meccanica come studi ed il comparto delle plastiche come lavoro. Ripeto è un punto di vista mio ma le informazioni sono abituato a metterle in relazione tra di loro e quindi, al netto delle frasi di rito che in molti infileranno su temi (sacrosanti) come la trasparenza e le fedine penali, bisogna scavare un pochino di più.

E il curriculum da attivista? Ecco questo è un punto interessante. Pur senza voler precludere chi attivista non è, ed ha comunque sempre creduto nell’impianto originale del Movimento che da spazio a tutti, può essere uno strumento utile per vedere quale sia l’impegno nell’avvicinarsi almeno alle tematiche del 5 Stelle e, soprattutto, se ci sia stato nel corso del tempo uno sviluppo ed una crescita. L’attivismo infatti, sempre a mio avviso, non è una “comfort zone” in cui si ripetono certe liturgie (volantinaggio, banchetto, riunione ecc…) ma si evolve avvicinando sempre di più all’efficacia del coinvolgimento nelle attività pubbliche (deposito di pareri e documenti, fiato sul collo istituzionale, esposti, proteste eclatanti, impegno su singole tematiche e così via) arrivando ad ottenere risultati SENZA utilizzare il nome ed il simbolo del Movimento o di una qualunque altra associazione nazionale. Per fare un esempio l’attivismo ambientalista del sottoscritto in linea teorica non potrebbe certo rivaleggiare con il direttore di un’oasi del WWF eppure invece qualche risultato l’ho portato a casa, da solo. Ecco vorrei vedere nei curriculum dell’attivismo cose simili.

E poi c’è la parte delle esperienze politiche e sindacali: ecco questa cambia tutto, proprio tutto. Io sceglierei ovviamente chi non ha avuto esperienze politiche nei partiti e nei sindacati schierati politicamente ma al tempo stesso vorrei vedere esperienze politiche di qualche tipo come la partecipazione ad istituti di democrazia partecipativa (e ce ne sono nelle città) od a comitati d’impegno pubblico. Per i portavoce uscenti invece questa parte sarà un doppione se avranno deciso di mettere nel proprio curriculum (e secondo me è sbagliato) anche la parte politica come mestiere. Invece mettere l’attività istituzionale dei portavoce uscenti, in modo secco e senza esagerare in questa sezione renderebbe meno squilibrata la sezione.

A proposito dei portavoce uscenti ho un piccolo dubbio. Se si ricandidano tutti ed entrano tutti al prossimo giro dovremmo ripartire da zero e forse non è proprio il massimo. Quindi la mia idea resta semplice:

«Io vorrei qualcuno tenace, di grande etica e capace. Se poi è vicino al territorio è meglio ma in realtà l’unica vera caratteristica necessaria, l’unica, è che sostenga a pieno le regole ed il programma del Movimento.» Silvio Torre

 

Grazie ragazzi.

Grazie Tiziana, Filippo e Stefano,

Grazie per il Vostro impegno, per la Vostra capacità di rendere la politica una cosa bella e viva. Grazie per la presenza alle esigenze dei cittadini. Grazie per aver dimostrato che essere dipendenti pubblici e rappresentanti del popolo possano essere sinonimi ed al tempo stesso contrari di quella qualifica di “onorevole” troppo abusata da altri. Grazie per aver compiuto dei piccoli miracoli come aver portato il tema del “Lavoro” ad essere un punto di riferimento del Movimento, come ad aver diffuso tanto prezioso sapere sull’agricoltura prossima ventura e come aver fronteggiato tante crisi industriali ed ambientali. Grazie per aver condiviso le problematiche locali, assieme alla prima linea dei portavoce nei consigli comunali, in Regione e con quegli attivisti che sono lo zoccolo duro del contatto con i problemi reali di tutti i giorni. Grazie per non esservi fatti trascinare con i tanti cambiacasacca nonostante le tante induzioni in tentazione. Grazie per essere stati tra coloro che permetteranno al Movimento di tentare la via del governo e grazie se verrete ancora essere in prima linea. C’è bisogno di tutta la Vostra energia e, se andrà diversamente, Vi vorremo accanto a chi sarà scelto per seguire le Vostre impronte nel solco del programma a 5 Stelle.

Siete e sarete sempre dei grandi.

Cartolina da “Lo Stato dei Comuni”

– IL PRESENTE ED IL FUTURO DEI COMUNI –

Sono cambiate tante cose dagli anni passati qui in Italia ed altrove nel mondo globalizzato, ma una delle caratteristiche formidabili di questa nostra Italia è che così come l’economia reali, non la finanza od i bitcoin, è fatta di piccole e medie imprese capaci, creative e concrete così il nostro Stato è essenzialmente basato sui nostri Comuni. Sono i territori e le città, con le loro storie e le diverse culture radicatissime, che costituiscono le terminazioni sensibili e le fonti di pensiero che ci hanno resi grandi nel mondo, famosi ed imitati. Partendo da queste considerazioni e con un gioco di parole grazie alla deputata Laura Castelliabbiamo fatto il punto sulla situazione attuale dello Stato dei Comuni a Montecitorio, presso le aule della Camera dei Deputati.

Ovviamente il bilancio, presentato da ospiti di altissimo profilo e testimonianze di amministratori di diverse “fedi politiche, ha luci e qualche ombra davvero scura come quella che sono 9 i miliardi dreanati via dalle nostre città, dai servizi essenziali, per far fronte a vario titolo alle esigenze richiamate dallo Stato.  Per questo le domande chi ci siamo posti sono state relative al come sono cambiati i Comuni italiani in questi anni e quali sfide sono stati chiamati ad affrontare. Vedete il nostro “Stato dei Comuni” è costituito da 8092 amministrazioni che ne rappresentano storicamente molto più dell’unità di cittadini dentro alcuni determinati confini geografici. I cambiamenti del Paese sono la sommatoria e lo specchio dei cambiamenti delle municipalità italiane. Ma a volte sono anche il contrario: sono il risultato di ciò che si decide nel nostro Paese. Crisi economica, riforme costituzionali, vecchie e nuove popolazioni, cambi di norme, hanno attraversato i Comuni italiani lasciando, in particolare negli ultimi anni, tracce di un futuro che spesso è faticoso e complesso oltre che di storia e di partecipazione collettiva alla vita democratica.

Tra tutti forse l’intervento del mio conterraneo Luigi de Magistris è stato il più appassionato ed anche quello “politicamente” più interessante, essendo basato sulla gerarchia delle fonti del diritto e sulla prevalenza della Costituzione sulle normative ordinarie, incluso quelle contabili, cioè della prevalenza dei diritti sulle regole burocratiche. Ho avuto anche la fortuna di poterlo seguire con Stefano Lucidi (Senatore facente parte proprio della Commissione Affari Costituzionali) e Lucia Vergaglia che collabora con le cattedre di diritto pubblico e comunitario dell’Università di Napoli.

Invece l’intervento più vicino a ciò che sarà necessario fare per la città di Orvieto dove vivo e nel mio piccolo provo a fare attività politica, lo ha tenuto il professor Delfino dell’Arconet, l’ente che si occupa dell’armonizzazione contabile degli enti territoriali. Il “bilancio” comunale armonizzato ha preso il via quest’anno da noi e si vede da subito il gap, la distanza tra la politica vera ed una dirigenza (e responsabili funzioni) del comune che invece rispondono ad una impostazione procedurale. In mezzo, vabbè, la decaduta figura di un’ormai ex assessore che cerca di intestarsi ogni merito possibile mentre ha soprattutto, e lo vedremo, tante responsabilità tra cui anche le mancate attuazioni di iniziative approvate dal Consiglio Comunale.

Chiara Appendino sulla democrazia diretta nei territori e poi Luigi di Maio hanno fatto gli interventi di chiusura con il piglio carismatico ed istituzionale che li contraddistingue. Se vi va qui di seguito c’è tutto l’incontro.

Cosa manca ancora? Ah già, la cartolina con i portavoce della regione Umbria. Eccola qui.

 

Embargo alle navi e blindati alle frontiere

Quando si chiede la modifica dei trattati e la condivisione all’interno della comunità degli europei del peso di gravi crisi internazionali, come quella climatica che obbligherà le  migrazioni di interi popoli dal continente africano ce ne dicono di tutti i colori, gli intellettuali (che hanno applaudito la vittoria europeista di Macròn) si stracciano le vesti e ce ne dicono di tutti i colori arrivando a paragoni con fascismo e nazismo. Lo stesso le varie anime della sinistra di lotta e quella di governo. Oggi gli europeisti hanno chiuso i porti (o così hanno detto) alle nostre navi, addirittura l’Austria sposta i “blindati” alle frontiere dove prospetta il muro con (o contro) l’Italia. L’europeismo spinto di Macròn arriva anche a Ventimiglia dove ci riscarica gli esseri umani che riescono a passare il confine, con la stessa logica di pacchi da consegnare.

E gli “Europeisti” della domenica di casa nostra? Che fine hanno fatto? Perchè stanno nascosti mentre i governi che loro applaudivano ora isolano noi e prendono in giro il Parlamento Europeo, il nostro Presidente e Primo Ministro? Non vedono come l’Italia viene bloccata? Non sentono quello che dicono di noi? Non hanno più voce se devono dire le cose che noi diciamo da sempre?

Noi a differenza loro abbiamo le mani libere, a febbraio o forse poco dopo, si voterà e potremo finalmente tornare a guardarci negli occhi, a testa alta. Da esseri umani.

l’Europa a cui stiamo lavorando.

 – SULL’EUROPA FACCIAMO I FATTI ALTRI PARLANO E BASTA –

L’anno scorso in questi giorni ci apprestavamo a portare da #Orvieto al Parlamento Europeo in attimino la questione del riconoscimento del contributo dei lavoratori italiani alla fondazione dell’Europa così come la conosciamo, con i cittadini che possono transitare da un paese all’altro ed avere la pensione ed i diritti esattamente come i cittadini dello stato ospitante.
E’ un argomento del quale capiamo più di qualcosina e che ha coinvolto numerosi dignitari, ambasciatori, rappresentanti della Commissione Europea, storici, esperti e, naturalmente, le comunità italiane del Belgio. Gli italiani furono i battistrada, gli italiani portarono lavoro e pace in tutto il continente.
E finalmente grazie a Lucia Vergaglia, una caparbia consigliera comunale di Orvieto, per giunta del M5S, c’è stato questo primo ed importante riconoscimento.


Che oggi le istituzioni europee siano ostaggio di una burocrazia lontana alle esigenze di comunità e singoli non c’è dubbio, così come non c’è dubbio che la capacità di essere eredi di quello spirito di progresso e superamento dei conflitti in armi non si è visto nei partiti tradizionali italiani (dagli altri paesi i partiti progressisti, ed i socialisti, invece ci hanno sostenuto ed accompagnato in questa iniziativa internazionale).
Noi sappiamo che siamo cittadini europei ma sappiamo che bisogna riconoscere il sacrificio che fu fatto perchè la Comunità Europea fosse la casa di tutti ed offrisse lavoro, progresso economico e sociale.

“Abbiamo perso vent’anni di Pil con questi governi, una generazione perduta.” (Boccia, Confindustria, Maggio 2017)

Con l’Unione Europea, cioè con i trattati che hanno sostituito quelli comunitari, purtroppo dobbiamo registrare che quel progresso si è fermato in molti, troppi paesi. Il nostro Pil, denunciano più voci ma soprattutto Boccia di Confindustria, fatti i dovuti aggiustamenti contabili è sostanzialmente quello del 2000, nessun progresso, quasi vent’anni, una generazione, cancellata e l’Euro era presente in questo periodo e, con questa #governance ha arricchito per lo più la Germania e questo è un dato di fatto su cui ragionare.
Come cittadini europei ci impegniamo a non dimenticare i sacrifici fatti dagli italiani degli accordi braccia per carbone, ad onorarne lo sforzo per quel progresso economico e sociale che ha nel passato rappresentato l’Europa.

E lo facciamo con i fatti, con la dedizione, la testimonianza e l’azione, e con il merito riconosciuto a chi lo ha per davvero. Questa è l’Europa che vogliamo, a questa Europa stiamo lavorando.

Ed è scarso il rispetto che tributiamo a chi non ha avuto la spina dorsale, l’intelletto o la cultura per riconoscere questo nostro impegno pur vedendolo, sia qui ad Orvieto che lassù, nel cuore d’Europa.

Onore al merito, ed alla sua mancanza.

Oggi nella mia città d’adozione, Orvieto, si discute la programmazione dei prossimi tre anni, lo si fa attraverso un documento tecnico da votare che si chiama bilancio preventivo ed ha una sua formula standard, un template direbbe un nerd come me.

E’ una formula propria, ingannevole per chi ha fatto studi economici che salterebbe sulla sedia vedendo nelle entrate gli indebitamenti che, per definizione, sono uscite. Però è una formula decisa per legge quindi si fa così e basta. Naturalmente il Consiglio Comunale è già scritto e gli accordi nelle segrete stanze, o sfacciatamente presentati in conferenza stampa dove il Sindaco si è fatto dettare la linea dal segretario del potentissimo Pd locale davanti a tutti, sono già stati presi; infatti della maggioranza non manca nessuno e nella minoranza le assenze strategiche volte a minare, anzi impedire, ogni potenziale colpo di mano delle opposizioni c’erano fino a quando tutto il partito di maggioranza si è schierato, ora che più non serve ovviamente ci sono tutti. Alla fine andrà così: con tanti distinguo dalla maggioranza voteranno tutti il documento, che siano coloro che si dichiarano rivoluzionari di sinistra, che siano “cittadini prestati alle liste civiche”, che siano di quel Pd che “vuole cambiare le cose dall’interno” tutti voteranno nei fatti la stessa roba. E’ così, differenze ZERO. Continua a leggere Onore al merito, ed alla sua mancanza.

L’Europa per noi parte prima del Trattato di Roma

L’anno scorso un progetto nato nel nostro meetup, da un’idea di Lucia Vergaglia e del sottoscritto Silvio Torre divenne un evento europeo importante. Ne fummo tutti orgogliosi ed emozionati, consci di aver anticipato quello che in grande pompa oggi viene presentato come momento fondante dell’Europa moderna, il Trattato di Roma, ma che fu ampiamente anticipato del lavoro dimenticato di tanti cittadini italiani che l’unione la fecero per davvero, con il lavoro e con i fatti concreti. Quindi evviva il Trattato come momento di ratifica di quanto avvenuto negli anni precedenti, e  sempre grazie a quelle generazioni che vollero un continente unito, in pace e con diritti uguali per tutti i cittadini, così diverso dall’unione monetaria e bancaria che invece tradì il progetto originario di quei lavoratori, di quelle famiglie, di quelle comunità.
Noi ripartiremo da qui.
Nasce da Orvieto una rinnovata spinta europeista
Il protocollo Italo-belga, ‘braccia in cambio di carbone’, firmato settant’anni fa è stato oggetto di un evento organizzato al Parlamento europeo dall’eurodeputata Laura Agea su proposta della Consigliera Comunale di Orvieto, l’avvocato Lucia Vergaglia, ed ha visto la partecipazione dell’Ambasciatore italiano a Bruxelles, Vincenzo Grassi, quello belga presso l’Ue, Dirk Wouters, il direttore dell’Istituto italiano di Cultura Paolo Grossi, la storica Anna Morelli, l’eurodeputato socialista belga, ma di origini italiane, Marc Tarabella e naturalmente della stessa Lucia Vergaglia, consigliere M5s al Comune di Orvieto. Presenti anche l’eurodeputato M5s David Borrelli e il primo Vicepresidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani.
«Sono emozionata ed orgogliosa di aver potuto portare questo contributo, dando il via ad un’iniziativa così importante partendo come semplice portavoce e portando il nome del piccolo ma grande Comune di Orvieto nella stessa lista dove campeggiano istituzioni internazionali di rilievo internazionale e di dimensioni europee. In sintesi abbiamo voluto riconoscere, per questo l’evento è una “Giornata della riconoscenza”, che prima dell’Unione e della Comunità Europea, prima ancora del Mercato Comune e della CECA, la comunità europea del carbone e dell’acciaio, sono stati formulati dei trattati internazionali, primo fra tutti quello italo belga, che hanno esteso i diritti dei cittadini immigrati per lavoro in Belgio equiparandoli a quelli dei residenti e permettendo il libero transito, il primo esempio di cittadinanza europea in cui le persone viaggiavano portando con se i diritti e doveri, vantaggi ed obblighi e grazie al quale si è cominciato a lavorare per l’Europa unita. E’ importante ricordare che nei paesi fondatori della CECA infatti ai tempi della dichiarazione Shuman, tradizionale punto di riferimento assieme al “Manifesto di Ventotene” come pietra miliare del processo europeo, si erano già formate stabili comunità italiane. Chiamatelo quindi patriottismo, orgoglio nazionale, se volete ma è opinione condivisa anche dagli illustri ospiti dell’evento che il contributo di quelle esperienze sia stato fondamentale per la nascita dell’esperienza europea. E’ mia opinione che furono proprio quegli italiani a scavare le fondamenta dell’Europa del progresso e dello sviluppo, quella che fu d’ispirazione ed alla quale altri stati nazionali vollero aderire prima che diventasse questa Europa da cui i cittadini chiedono invece di staccarsi. Si è detto che il M5S fosse antisistema e contrario allo spirito europeo tant’è che in spregio alla consuetudine le cariche di garanzia ci sono state per quanto possibile negate all’Europarlamento, invece questi dieci mesi di organizzazione dell’evento ed il suo svolgimento hanno dimostrato nei fatti, prima dei pronunciamenti pubblici, prima dei commenti alla Brexit, quanto la nostra visione sia saldamente comunitaria, sia moderna e quanto guardi al futuro riconoscendo le radici vere, senza slogan, senza marketing ma con spirito ed impegno che i cittadini figli e nipoti degli immigrati hanno voluto premiare, che le autorità hanno saputo accettare, che gli accademici si sono guardati bene dal contestare per quanto fossero sorpresi dalla inusitata ma evidente correlazione tra Protocollo italo belga ed Europa di oggi. Ottenere tuttavia il riconoscimento ufficiale di tale giornata sarà un processo lungo e pieno d’insidie da scongiurare, fare in modo che si ritorni a quello stesso spirito del lavorare assieme per la costruzione di un futuro per tutti sarà difficile e non è certo alla portata di singoli cittadini come la sottoscritta o singole forze politiche, piuttosto deve esser un processo cui tendere assieme, senza preconcetti, ed io, per quanto possibile mi spenderò da cittadina e se dal M5S vorranno, anche come portavoce. Per cui, personalmente, come cittadina, ringrazio l’eurodeputata Agea di aver ricordato sin dall’inizio dei lavori che l’ideazione di questo confronto e di questa “Giornata della Riconoscenza” viene dalla sottoscritta, come portavoce non posso che rendere onore a tutta la platea degli intervenuti per la qualità dei contributi e per gli spunti portati, esperienza che sicuramente sarà capitalizzata per fare di più e meglio.» Lucia Vergaglia, portavoce del Movimento 5 Stelle al Consiglio Comunale di Orvieto, Italia, Europa

Aggiungerei che nell’occasione dell’evento del 22 giugno sul Trattato Italo Belga, tenutosi a Bruxelles e che ha visto anche noialtri impegnati sin dal giorno dell’ideazione segnaliamo, sommessamente, che ne ha parlato anche Rai Parlamento.

Lucia Vergaglia Video Rai ParlamentoSiamo giustamente orgogliosi di aver portato la nostra azione politica ai livelli più alti immaginabili partendo da un’idea nata in un Meetup, da un attivista e da una portavoce. Una proposta accolta e sviluppata magistralmente dal M5S, con l’entusiasmo di Laura Agea,  e poi dal gruppo europeo EFDD2 ed infine dallo stesso Europarlamento, questa nostra del riconoscimento per il ruolo di quei cittadini italiani partiti in virtù del protocollo di settant’anni fa e protagonisti dal 1946 in quella che fu, secondo noi, la vera ed autentica fondazione dell’Europa moderna.

protocollo italo belga

CETA, un cattivo affare

L’accordo economico e commerciale globale (CETA) è un trattato tra l’UE e il Canada negoziato di recente. E’ stato appena approvato dall’Europarlamento ed eliminerà i dazi doganali, porrà fine alle restrizioni nell’accesso agli appalti pubblici, aprirà il mercato dei servizi il tutto senza prevenire che le ditte USA con sede in Canada possano sfruttarlo come cavallo di Troia, come ponte per l’accesso non regolamentato ai beni, ai titoli di struttamento ed ai territori.

Un brutto affare Continua a leggere CETA, un cattivo affare

Auguri Presidente

Auguri Presidente,

Complimenti per l’elezione, oltre cento voti hanno lanciato la Sua persone a superare l’asticella. Oltre cento i voti d’area, quelli del bonus di governabilità, di quei deputati premiati da quel Porcellum che Ella dichiarò incostituzionale dal Suo ruolo di giudice dell’Alta Corte. Complimenti per il coraggio con cui Ella ha assunto su di se la responsabilità politica di tornare politico smettendo l’abito superpartes del giudicante per poi accettare un nuovo ruolo sopra le parti, quello di essere presidente di tutti, anche se incostituzionale.

Auguri a Lei, a tutti noi che in questa situazione siamo spaesati e vorremmo un punto di riferimento in una Costituzione che sta cambiando, in un Presidente che non sia uno che vidima gli atti del governo, in un sistema specchiato, onesto, trasparente.

Auguri, a chi, di sinistra, ha esultato alla Sua elezione ed il giorno prima aveva esultato a quella di Tsipras. Auguri a chi, di destra o liberale, ha temuto l’elezione di un uomo di sinistra ed ha avuto Lei ed ora è deluso. Auguri ai militari di cui Ella è il comandante in capo a cui affidarsi per la propria personale sicurezza, perchè il sacrificio per la Patria non sia vano come è capitato a chi ha subito gli effetti dei veleni d’uranio. Auguri ai diversamente giovani prontamente rassicurati da una figura DeMitiana. Auguri al MoVimento che proprio da Ella alla fine riceverà l’incarico per il governo della ripresa.

Auguri Presidente.