Archivi tag: buone pratiche

Elogio della complessità

STIAMO AFFACCIANDOCI E SBIRCIANDO QUEL FUTURO IN CUI SI PASSA DALLA PROGRAMMAZIONE ALL’ADDESTRAMENTO DELLE MACCHINE E CI VIENE IN SOCCORSO LA PIÙ UMANA DELLE SCIENZE: LA FILOSOFIA.

Dovremmo ricordare a quell’epoca dello scambio epistolare che diede a Boule la possibilità di redigere il suo le leggi del pensiero nel quale confutata che le idee fossero una espressione metafisica di discendenza mistica. Abbiamo usato quel lavoro di semplificazione e quegli argomenti di rigore matematico per dare origine all’architettura binaria ed una base forte alla programmazione.

Oggi dobbiamo rovesciare l’approccio e ripescare quel socratico “So di non sapere” per rilanciare i percorsi di accrescimento e miglioramento della capacità di apprendere e di valutare dei nostri sistemi macchina , in pratica delle intelligenze artificiali, mi partendo anche stavolta da una base forte che è quella non solo dell’osservazione e della sperimentazione ma del “dialogo”, degli archetipi e di quell’universale repository che nell’idea platonica dell’iperuranio aveva la sua definizione formale più bella ed ampia. Il contrario dell’algebra booleana consiste nella abbracciare la complessità, elogiandola e ringraziandola di esistere per permettere una nostra crescita sempre maggiore.

Annunci

Cartolina da “Lo Stato dei Comuni”

– IL PRESENTE ED IL FUTURO DEI COMUNI –

Sono cambiate tante cose dagli anni passati qui in Italia ed altrove nel mondo globalizzato, ma una delle caratteristiche formidabili di questa nostra Italia è che così come l’economia reali, non la finanza od i bitcoin, è fatta di piccole e medie imprese capaci, creative e concrete così il nostro Stato è essenzialmente basato sui nostri Comuni. Sono i territori e le città, con le loro storie e le diverse culture radicatissime, che costituiscono le terminazioni sensibili e le fonti di pensiero che ci hanno resi grandi nel mondo, famosi ed imitati. Partendo da queste considerazioni e con un gioco di parole grazie alla deputata Laura Castelliabbiamo fatto il punto sulla situazione attuale dello Stato dei Comuni a Montecitorio, presso le aule della Camera dei Deputati.

Ovviamente il bilancio, presentato da ospiti di altissimo profilo e testimonianze di amministratori di diverse “fedi politiche, ha luci e qualche ombra davvero scura come quella che sono 9 i miliardi dreanati via dalle nostre città, dai servizi essenziali, per far fronte a vario titolo alle esigenze richiamate dallo Stato.  Per questo le domande chi ci siamo posti sono state relative al come sono cambiati i Comuni italiani in questi anni e quali sfide sono stati chiamati ad affrontare. Vedete il nostro “Stato dei Comuni” è costituito da 8092 amministrazioni che ne rappresentano storicamente molto più dell’unità di cittadini dentro alcuni determinati confini geografici. I cambiamenti del Paese sono la sommatoria e lo specchio dei cambiamenti delle municipalità italiane. Ma a volte sono anche il contrario: sono il risultato di ciò che si decide nel nostro Paese. Crisi economica, riforme costituzionali, vecchie e nuove popolazioni, cambi di norme, hanno attraversato i Comuni italiani lasciando, in particolare negli ultimi anni, tracce di un futuro che spesso è faticoso e complesso oltre che di storia e di partecipazione collettiva alla vita democratica.

Tra tutti forse l’intervento del mio conterraneo Luigi de Magistris è stato il più appassionato ed anche quello “politicamente” più interessante, essendo basato sulla gerarchia delle fonti del diritto e sulla prevalenza della Costituzione sulle normative ordinarie, incluso quelle contabili, cioè della prevalenza dei diritti sulle regole burocratiche. Ho avuto anche la fortuna di poterlo seguire con Stefano Lucidi (Senatore facente parte proprio della Commissione Affari Costituzionali) e Lucia Vergaglia che collabora con le cattedre di diritto pubblico e comunitario dell’Università di Napoli.

Invece l’intervento più vicino a ciò che sarà necessario fare per la città di Orvieto dove vivo e nel mio piccolo provo a fare attività politica, lo ha tenuto il professor Delfino dell’Arconet, l’ente che si occupa dell’armonizzazione contabile degli enti territoriali. Il “bilancio” comunale armonizzato ha preso il via quest’anno da noi e si vede da subito il gap, la distanza tra la politica vera ed una dirigenza (e responsabili funzioni) del comune che invece rispondono ad una impostazione procedurale. In mezzo, vabbè, la decaduta figura di un’ormai ex assessore che cerca di intestarsi ogni merito possibile mentre ha soprattutto, e lo vedremo, tante responsabilità tra cui anche le mancate attuazioni di iniziative approvate dal Consiglio Comunale.

Chiara Appendino sulla democrazia diretta nei territori e poi Luigi di Maio hanno fatto gli interventi di chiusura con il piglio carismatico ed istituzionale che li contraddistingue. Se vi va qui di seguito c’è tutto l’incontro.

Cosa manca ancora? Ah già, la cartolina con i portavoce della regione Umbria. Eccola qui.

 

Prevenzione rischi per i beni culturali

Si potrebbe dire che quasi la metà dei beni culturali italiani sono in pericolo. Precisamente sono quasi 80mila beni a rischio frana o alluvione secondo la mappa delle bellezze italiane esposte ai rischi naturali realizzata dall’Ispra e presentata nel giugno scorso insieme a un piano di interventi per la messa in sicurezza dell’intero territorio italiano, con 10 miliardi a disposizione e già 1.500 cantieri in corso o ultimati.
Eppure qui ad Orvieto così come abbiamo mancato ogni occasione di filantropia internazionale per la salvaguardia dei nostri beni, così come abbiamo perso per due anni di seguito il treno dell’Art Bonus, ci troviamo fuori da quel piano e dobbiamo tentare un crowdfunding per riparare la seconda chiesa danneggiata da un fulmine in pochi anni quando poi, a guardar bene, bastava prevenire, in questo caso con i parafulmini.
La politica locale spesso si perde in fuffa, dibattiti sul nulla, quando semplicemente basterebbe badare alle cose normali.