CETA, un cattivo affare

L’accordo economico e commerciale globale (CETA) è un trattato tra l’UE e il Canada negoziato di recente. E’ stato appena approvato dall’Europarlamento ed eliminerà i dazi doganali, porrà fine alle restrizioni nell’accesso agli appalti pubblici, aprirà il mercato dei servizi il tutto senza prevenire che le ditte USA con sede in Canada possano sfruttarlo come cavallo di Troia, come ponte per l’accesso non regolamentato ai beni, ai titoli di struttamento ed ai territori.

Un brutto affare i cui commenti favorevoli sono un copia incolla di quelli sparati a reti unificate sul TTIP finchè Trump non lo ha affossato.  Ceta e TTIP sono due trattati seguono gli stessi principi e comporteranno gli stessi rischi in termini ambientali, sanitari, agricoli per un paese come l’Italia. Citiamo per esempio gli Ogm, la deregolamentazione del sistema bancario, gli alti rischi per le piccole e medie imprese, a fronte di una maggior tutela per i colossi e le  multinazionali. In pratica viene scippata un’altra parte della sovranità popolare e del diritto alla scelta democratica dei territori su queste tematiche.

“Il CETA contiene la clausola ICS (Investors Court System) che consente agli investitori canadesi nell’UE – e agli investitori UE in Canada – di citare in giudizio lo Stato davanti ad un tribunale speciale con lo scopo di ottenere il risarcimento dei danni dovuti ad una normativa che lede i loro interessi e i loro diritti. La Vallonia ed altri enti locali del Belgio hanno fatto sì che la clausola ICS, sebbene prevista dal trattato, di fatto non possa venire applicata in tutta l’UE.” (Dario Tamburrano)

Dopo il voto del Parlamento UE la palla passerà ai Parlamenti nazionali per la ratifica, altri paesi, come il Belgio su pressione della regione di Vallonia, non hanno accettato invece il trattato così come proposto ma sono intervenuti chiedendo un’applicazione differenziata, specialmente della clausola legale ICS (vedi riquatro).

Fossimo seri  il primo passo da fare per dare un segnale politico che dimostri come l’Italia non sia disposta ad accettare supinamente un trattato, che non è stato esaminato nel merito, è quello di votare la risoluzione del M5S che approderà mercoledì prossimo in Commissione Politiche UE che impegna il governo a votare ‘no’ al TTIP e sospendere gli effetti del CETA fintanto che non si saranno espressi i parlamenti nazionali; infatti Il CETA dovrà essere ratificato dal parlamento di ciascuno stato membro, ma nelle sue parti fondamentali, se non si interviente, entrerà in vigore già da aprile cominciando con la soppressione di circa il 98% delle barriere tariffarie (dazi) tra le parti e questo non è che non abbia un costo infatti il Bilancio UE è composto per le entrate da una parte dell’IVA, da contributi nazionali e proprio dai dazi doganali assommando oltre 140 miliardi di Euro l’anno. Non so se mi spiego.

Detto questo occorre anche domandarsi quanto questi argomenti dei trattati internazionali sarebbero stati affrontati dall’informazione (se ne è parlato nei principali Tg) senza la massiccia presenza dei cittadini del M5S nei parlamenti italiani ed europei. E questa domanda bisogna farsela ripercorrendo i precedenti accordi di partenariato… e se non li ricordate

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