Scuola oggi, scuola che verrà

La radio in auto spara il solito dibattito sulla scuola superiore e professionale sul valore del singolo esame di maturità, sul fatto che ora si fa media tra le le materie di specializzazione della scuola e le altre (col paradosso che se sei forte in matematica e di talento standard sul resto hai più possibilità di alzare la media al classico od all’artistico che allo scientifico).
Con la responsabile scuola del partito di maggioranza (si, il Pd) che testualmente dice che la nuova riforma risponde al “fatta la legge trovato l’inganno attuato dai consigli di classe che hanno portato quasi il 95% dei ragazzi alla maturità impedendo l’applicazione di fatto della Gelmini che con una singola insufficienza facevano saltare l’anno allo studente ed alla famiglia). Imbarazzante. Ci aggiunge il carico il professore universitario definito “terribile” dai conduttori che dice “No pain, no gain” e si vanta di come tratta i suoi discenti da dietro la cattedra. Spengo la radio.

Come genitore mi intristisce dover spiegare alle mie figlie che al mondo ci sono anche individui che scambiano dovere con potestà quando sono nei ruoli chiave di servizio per elevare le nuove generazioni al grado più alto, che per mestiere dovrebbero aiutare a salire la scala verso una migliore comprensione del mondo, della ricerca di un proprio ruolo e della possibilità di realizzare se stessi nel rispetto delle proprie capacità, inclinazioni naturali e aspirazioni ed infine come massima espressione del successo di ogni educatore dare i mezzi e le opportunità affinché i discenti possano divenire a loro volta maestri superando proprio chi gli sta insegnando…

Francamente penso che oggi se devono essere rivoluzionate le regole di una scuola che, nell’impietoso confronto con quelle di altri paesi, ci vede mortificati e contribuisce a che la moltitudine degli italiani appaia ancora più soggetta ad analfabetismo funzionale rispetto ai tempi passati in cui ore ed anni di studio erano molti di meno allora, personalmente, mi pongo il problema che forse dovrebbe partire dal basso, da quei fruitori principali della scuola che sono i discenti, gli studenti, a proporre e testare regole e programmazione invece che vedersele calate dall’alto.
In generale nei momenti di autogestione vera succede che le scuole e le università formano e creano nuovi stimoli, affrontano criticità e superano limiti che l’ordinaria amministrazione invece trascina con se. Oggi nell’era della condivisione questo modo di operare e rinnovare sarebbe semplice. Anzi no: è semplice.
Vedete qui in Italia avevamo sulla moneta di conio Maria Montessori l’antesignana di una pedagogia fondata sull’indipendenza, libertà di scelta del proprio percorso educativo (entro limiti codificati) e rispetto per il naturale sviluppo fisico, psicologico e sociale.
Sarebbe ora di riscoprirla e, con l’aiuto di chi sta vivendo l’età scolare, di scegliere se eventualmente di adeguare ai tempi ed alle tecniche alcuni degli strumenti codificati in un percorso di miglioramento continuo.

Oppure è troppo difficile?

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