GDPR e decreto intercettazioni: facciamo chiarezza.

Cosa rischia chi diffonde uno Screenshoot? Cos’è il GDPR? E perchè queste due novità metteranno in discussione la nostra libertà di espressione e cambieranno il modo di intendere la privacy.

Occorre fare quella chiarezza che i media mainstream tendono a ridurre in polemica, eccessiva senmplificazione oppure in lunghi e barbosi approfondimenti a camera fissa puntata per oltre un’ora su un esperto che abusa dei termini tecnici senza prendere il tempo giusto per illustrarli.  Forse anche per questo, e non solo per l’impatto che hanno sulla privacy e sulla libertà dei cittadini, ho voluto parlarne assieme in questo video di 4 minuti anche se si tratta di due cose diverse. Qui di seguito qualche dettaglio per chi vuole approfondire.


Silvio TorreSilvio Torre
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«Innanzitutto di che stiamo parlando?  Il decreto intercettazioni e GDPR hanno sicuramente un impatto sulla privacy. Da pochi giorni (G.U. n. 8 del 11/01/18) nel nostro codice penale c’è un NUOVO REATO che probabilmente è sconosciuto ai più ma a cui occorre prestare la MASSIMA ATTENZIONE; lo riporto di seguito:

“Art. 617-septies. (Diffusione di riprese e registrazioni fraudolente). – Chiunque, al fine di recare danno all’altrui reputazione o immagine, diffonde con qualsiasi mezzo riprese audio o video, compiute fraudolentemente, di incontri privati o registrazioni, pur esse fraudolente, di conversazioni, anche telefoniche o telematiche, svolte in sua presenza o con la sua partecipazione, e’ punito con la reclusione fino a quattro anni.

La punibilita’ e’ esclusa se la diffusione delle riprese o delle registrazioni deriva in via diretta ed immediata dalla loro utilizzazione in un procedimento amministrativo o giudiziario o per l’esercizio del diritto di difesa o del diritto di cronaca. Il delitto e’ punibile a querela della persona offesa.”.

La nuova norma è certamente da definire come punitiva più che preventiva ed è pensata con le migliori intenzioni per contrastare il cyberbullismo ed il cosiddetto revenge-porn (immagini e video intimi dei propri ex) tuttavia espone alla tentazione sommaria a sporgere querela anche quando non sussistono le condizioni richieste ogni volta che, per es., si pubblicano su Facebook o Twitter le schermate (screenshot) di conversazioni (chat) a cui pure si partecipa o video fatti con cellulari in cui si riprendono persone, senza che magari sapessero di essere videoregistrate…
Questo significa che altrettanti cittadini saranno potenzialmente costretti a difendersi da un’accusa magari infondata.
Secondo molti  è una norma inutile (a reato di diffamazione ancora vigente e con la legge sulla privacy per i dati personali e sensibili pure in vigore) che rischia di essere troppo strumentalizzabile e decisamente lberticida; in pratica, intuibilmente, non è funzionale a prevenire i reati ma sicuramente è efficace per intimidire e scoraggiare la diffusione di fatti e opinioni…

Il GDPR invece è un “regolamento” dell’Unione Europea che si sovrappone alla nostra legge sulla privacy ed interviene negli obblighi di protezione dei dati ad esempio delle pubbliche amministrazioni e di molte aziende come, ad esempio, quelle sanitarie. Essendo un regolamento non ha necessità di essere recepito dagli Italiani, non c’è necessità di ratifica del Parlamento. Arriva il 25 di maggio prossimo ed è già operativo. Da quel momento accorreranno nuovi obblighi formali e sostanziali che si tradurranno a loro volta in una modifica percepita e reale del diritto alla privacy e delle conseguenze che soffriranno aziende ed enti pubblici nel momento in cui questo diritto non sarà soddisfatto. Le sanzioni economiche sono notevolissime, automatiche, e rischiano di compromettere i già esigui bilanci degli enti. Su questo argomento sicuramente torneremo a lungo e dettagliatamente»

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