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Programmatori e sistemisti immaginati e poi visti

C’E UNA MITOLOGIA CHE AVVOLGE HACKERS E CHI LAVORA CON LA TECNOLOGIA E L’INFORMATICA.

Diciamo la verità sul variegato Universo dei professionisti dell’information Communication Technology: c’è di tutto e di più.

È uno dei campi di lavoro in cui potete trovare ogni tipo di atteggiamento, aspetto fisico e Stile organizzativo. Si va dal massimo rigore al più cromatico entusiasmo, dai processi analizzati e certificati con adeguate raccolte di requisiti e ben documentati sistemi procedurali al continuo inseguirsi degli aggiornamenti di chi lavora in devops. Ovviamente tra di noi ci si capisce ma dall’esterno, vuoi per l’utilizzo di slang vuoi per il fatto che si danno per scontate le informazioni tecniche su come funzionano i sistemi intesi come hardware, software di base e reti in rapporto al lavoro necessario di manutenzione, messa in sicurezza ed aggiornamento e le necessità per i servizi ed i prodotti soprattutto software richiesti dai clienti (e le tante necessità sottintese di cui gli stessi clienti di solito non sono consapevoli). E questo accade in tutte le sfumature delle discipline correlate all’information Technology. Chi è completamente a digiuno di questa informazione si sente naturalmente escluso e più di qualche volta immagina chi ci lavora come fosse un appartenente ad una specie di setta o di loggia segreta che utilizza un linguaggio in codice e si riferisce ad archetipi e simboli propri di una società esclusiva dagli scopi reconditi. E questo dubbio lo lasciano emergere apertamente sia in fase di trattativa economica che durante le pause tra una riunione ed una consegna.

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GDPR e decreto intercettazioni: facciamo chiarezza.

Cosa rischia chi diffonde uno Screenshoot? Cos’è il GDPR? E perchè queste due novità metteranno in discussione la nostra libertà di espressione e cambieranno il modo di intendere la privacy.

Occorre fare quella chiarezza che i media mainstream tendono a ridurre in polemica, eccessiva senmplificazione oppure in lunghi e barbosi approfondimenti a camera fissa puntata per oltre un’ora su un esperto che abusa dei termini tecnici senza prendere il tempo giusto per illustrarli.  Forse anche per questo, e non solo per l’impatto che hanno sulla privacy e sulla libertà dei cittadini, ho voluto parlarne assieme in questo video di 4 minuti anche se si tratta di due cose diverse. Qui di seguito qualche dettaglio per chi vuole approfondire.


Silvio TorreSilvio Torre
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Non proliferazione delle “Armi Robot”

E’ la vigilia di Natale e si dovrebbero avere pensieri solo di tranquillità, parlare di cenone, di regali. Ma per poterlo fare occorre avere fiducia in una pace duratura e speranza in un futuro su cui a me pare si affastellino anche delle ombre: tra terrorismo e proclami dei nuovi leader a me pare di sentire tamburi di guerra e minacce come quella degli armamenti autonomi contro le quali ancora non c’è attenzione nonostante l’impegno degli attivisti e, dall’ultimo Davos, persino del mondo economico internazionale.

Fa molto fantascienza immaginare un mondo di robocop, di terminator e droni killer eppure al World Economic Forum si sono accorti, col sostegno di sociologi, scienziati, filosofi e persone della Cultura quella con la c maiuscola di quello che qualunque appassionato di fantascienza sa da sempre: automatizzare la guerra è estremamente più pericoloso che non farla.

Ormai ci siamo però, ormai la cuspide tecnologica è raggiunta nell’imbarazzante inconsapevolezza delle cosiddette classi dirigenti e delle personalità dotate di maggiore influenza sulla pubblica opinione. Il livello di rischio è elevato.

Non potendo allo stato attuale imporre logiche “morali” ai sistemi di armi mobili a scelta autonoma, che agiscono scollegate dall’operatore umano, ci si pone la questione di aprire la discussione e le trattative sulla non proliferazione di simili armi, di come impedire che possano cadere in mani terroristiche od essere usate contro la popolazione civile.

Dall’Italia che ripudia la guerra deve partire quanto prima la richiesta di trattative per la non proliferazione delle armi LAWS (“lethal autonomous weapons systems”) potenzialmente estremamente più dannose delle mine antiuomo e di altre armi convenzionali.

Così oggi, vigilia di Natale 2016, ho depositato proprio questa proposta nei sistemi di democrazia diretta del M5S per metterla in discussione quanto prima ed avviarci ad una “regolamentazione” delle armi autonome dotate di sistemi di decisione propri, uno “Ius Belli” e forse il momento giusto è proprio questa festa così dolce ed umana. Coraggio.

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Ad Orvieto obbiettivi strategici? Lettera di un cittadini cauto.

Il fatto che domenica 22 maggio 2016 la TigerSecurity di ‪#‎Orvieto‬ fosse in prima pagina su ‪#‎LaStampa‬ per l’ottima prova di ‪#‎Cyberguerra‬ ‪#‎Nato‬ ci fa piacere ed inorgoglisce in questo piccolo grande centro dove vivo.

la stampa tiger securityLe esercitazioni dei team di risposta internazionali al Locked Shield, che è la più grande esercitazione mondiale di guerra informatica ed è gestita dagli alti comandi militari, sono necessari punti di riferimento nel caso si sviluppino gli scenari peggiori, appunto quelli di un conflitto che usa tra le armi gli attacchi cibernetici ad esempio a reti elettriche, controlli di impianti industriali, reti di comunicazione, sistemi di controllo del traffico aereo e degli armamenti. I nostri si sono fatti valere. Evviva.

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