Semplificazione = Efficenza?
Beh, no. E’ controintuitivo ma solitamente è vero il contrario.
Infatti ridurre la complessità topologica comporta spesso un aumento della distanza (latenza, tempi decisionali, inefficienza).

Ad esempio:
🔸 Organizzazioni: troppa gerarchia (albero) o troppa linearità (catena) rallentano decisioni e flussi informativi.
🔸 Architetture IT: sistemi troppo “semplificati” possono diventare colli di bottiglia o non resilienti.
🔸 Team/Comunicazione: un team completamente interconnesso è efficiente ma ingestibile oltre un certo numero (per questo nelle aziende “agili” i team vanno da 5 a 9 elementi).

La capacità di selezionare e bilanciare con consapevolezza il “design” tra due elementi egualmente desiderabili, cioè il un trade-off reale tra complessità e performance, è una di quelle qualità minime che si richiedono a chi debba avere ruoli decisionali. Quasi tutti i principali framework organizzativi, sia tecnici che gestionali, hanno questo elemento implicitamente declinato nei principi cardine.In generale:
🔸 Semplificazione ≠ banalizzazione;
🔸 Semplificare senza compromettere l’efficienza;
🔸 “as much as necessary” cioè bilanciamento tra semplicità e rigore;”Keep it simple and practical” semplificare è desiderabile……ma solo se non degrada l’efficienza dei flussi, delle decisioni o della qualità.
La progettazione organizzativa o architetturale è la capacità di ottimizzare proattivamente questa tensione, evitando sia la complessità inutile che un dannoso eccesso di semplificazione.




