L’era della conoscenza condivisa

Si parla spesso di condivisione e di conoscenza, molte volte lo si fa a sproposito. Ipertesti e sistemi standard per la stampa (Postscript, pdf ecc…)furono infatti ideati per condividere dati ed informazioni, poi la rete è diventata una terra di conquista di aziende, media agency e bufalari così, in poco tempo nei sistemi di archiviazione e ricerca, cioè nei vari Bing e Google, trovi la qualunque: la notizia, il dato spurio, l’informazione aggregata, il falso d’autore e le opinioni passate per verità scientifiche. Questa ovviamente non è conoscenza condivisa, è pubblicazione distribuita e nulla più.

Senza voler entrare nel merito del dibattito della filosofia positiva per la quale la verità scientifica non esiste che nel breve periodo in cui non viene sostituita da una nuova (teoria, scoperta, tesi ecc…) secondo quello che si chiama “principio di falsificazione” dove la nuova scoperta di fatto rende fasulla la tesi precedente va sicuramente fatto notare che una cosa sono gli articoli di migliaia di studiosi, scienziati di fama, topi di laboratorio e studenti che si avvicinano alla materia ed altro sono le prese di posizione di un ex presentatore televisivo sugli effetti miracolosi di quell’alga o di quel tipo di dieta.

La conoscenza è misurabile e valutabile, gli articolo scientifici sono soggetti a verifiche dai “colleghi” scienziati che tutt’altro che appartenenti ad una casta probabilmente si invidiano e cercano se possibile di stroncare asserzioni deboli o sputtanare dati inesatti od, e capita, inventati. La scienza è una roba seria.

Quindi è con vero piacere che accolgo l’iniziativa “Sharing knowledge freely”, “open access”, e “reusing research data” del Competitiveness council appena conclusosi a Bruxelles che richiede il libero accesso e riutilizzo di ogni accidente di documento scientifico prodotto in Europa. Non solo una banca dati nuova, standardizzata e riutilizzabile (in stile Creative Commons) fatta di conoscenza, non di dati spuri, non verificati e sporchi dalle pubblicità e dalle falsità ma l’accesso e la disponibilità al lavoro degli scienziati. Per assioma anche questa libreria non sarà priva di errori ma resta un balzo in avanti che i “search engine” per la loro propria natura non possono avere. L’argomento è serio ed una società evoluta quanto dotata di spirito critico dovrebbe sicuramente approfondirlo.

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