Impatto dell’Intelligenza Artificiale: Programmi Europe ed Elezioni

Tra poche settimane l’Europa andrà al voto per decidere i propri rappresentanti al Parlamento Europeo e, questa volta, si dovrà decidere come governare l’impatto della diffusione dell’Intelligenza Artificiale in tutti gli aspetti della nostra società. Un impatto che subirà, durante il mandato di questi rappresentanti eletti, anche l’ulteriore accellerazione dovuta al quantum computing, insomma una vera e propria rivoluzione.


In Italia i programmi elettorali europei vngono depositati dai partiti assieme ai simboli e dunque, per poter correttamente scegliere i propri rappresentanti occorre conoscere le intenzioni dei gruppi politici partendo proprio da questo.

Ecco i programmi per l’IA presentati delle Principali forze politiche candidate alle europee

Fratelli d’Italia

  • «Creare una cabina di regia europea per governare i cambiamenti politici e sociali determinati dall’avvento dell’IA, per analizzare i fattori di rischio e per tutelare i posti di lavoro, i diritti fondamentali della persona e la proprietà intellettuale».
  • «Stanziare fondi europei per la creazione di un polo comune di ricerca e sviluppo delle tecnologie dell’IA».
  • «Attuare campagne di alfabetizzazione digitale per formare i cittadini all’utilizzo prudente e coscienzioso dell’IA fin dai primi gradi di istruzione».
  • «Sostenere le imprese che investono in ricerca, sviluppo e implementazione dei sistemi di IA».
  • «Aggiornare gli strumenti di tutela della proprietà intellettuale e del diritto d’autore per adattarli ai cambiamenti che derivano dal progresso digitale».

Partito Democratico

  • «L’intelligenza artificiale rappresenta un cambiamento epocale, può portare benefici sociali ma comporta anche dei rischi enormi; quindi, è essenziale un vero controllo democratico. L’uso dell’IA deve essere trasparente, rispettare la dignità umana e servire la società senza creare nuove disuguaglianze e discriminazioni. Dopo l’approvazione dell’AI Act, dobbiamo vigilare sulla sua applicazione e proseguire i negoziati per garantire, in caso di danni causati dall’intelligenza artificiale, che le vittime siano risarcite».
  • «Vogliamo formazione sulle opportunità e i rischi associati alle nuove tecnologie e maggiore trasparenza nell’uso e nello sviluppo dell’IA generativa».
  • «Vogliamo una comune riflessione europea ed un impegno per superare il nodo critico della disponibilità tecnologica dell’IA, allo stato sviluppata solo da paesi terzi rispetto all’Ue, che pone da un lato il problema della dipendenza tecnologica – e con riferimento a questa, solleva la questione delle infrastrutture indispensabili nell’era della società digitale – e dall’altro il problema, più controverso, di come restituire valore ai “dati pubblici” utilizzati per l’implementazione dell’IA la cui titolarità resta nelle mani di soggetti terzi, ancora troppo spesso privati».
  • «Vogliamo un controllo democratico per gli algoritmi e ne pretendiamo la trasparenza contrastando pratiche come la personalizzazione algoritmica dell’aspetto salariale».

Movimento 5 Stelle

  • «L’Unione europea per prima ha voluto regolamentare l’IA con il cosiddetto “AI Act”, un complesso tuttavia non sufficiente di norme orientate agli aspetti etici e alla classificazione dei sistemi di intelligenza artificiale sulla base del loro rischio, valutato rispetto all’impatto sui diritti dei cittadini dell’UE. È importante proseguire sulla strada del monitoraggio e della regolazione ma occorre evitare che un impianto normativo eccessivo ingessi l’economia dell’innovazione europea».
  • «La regolamentazione dell’intelligenza artificiale deve inoltre tenere in conto altri aspetti rilevanti come la trasparenza del funzionamento dei modelli e dei dati di addestramento, la possibilità di stress test sui modelli stessi, la responsabilità giuridica del funzionamento dei sistemi, l’impatto nel mondo dei contenuti, come per esempio il rispetto del diritto d’autore, e dell’informazione come il contrasto alle fake news e al deep fake».
  • «L’Ue deve investire in singole applicazioni strategiche dell’Intelligenza Artificiale come l’utilizzo di sistemi per le diagnosi in ambito sanitario, l’adozione di strumenti per le smart cities e la transizione ecologica, l’impiego di modelli di IA nel mondo della ricerca».
  • «Sul fronte internazionale, l’Ue dovrà affermare la propria identità, sviluppando una strategia sia verso l’estero, che consenta un posizionamento del Continente nello scenario di competizione globale, che interno, sostenendo la nascita e la crescita di campioni nazionali ed europei nell’IA».
  • «L’implementazione delle banche dati informative unita allo sviluppo dell’IA consentirà di rafforzare le sinergie tra energie rinnovabili, mitigazione, modelli previsionali e adattamento».
  • «Supportato da finanziamenti per la ricerca e l’innovazione in settori educativi avanzati, l’IA deve concorrere alla formazione delle scuole del futuro».

Lega

  • Il programma della Lega per le elezioni europee non contiene proposte specifiche sull’intelligenza artificiale.

Fora Italia

  • «Tecnologia e intelligenza artificiale al servizio dell’uomo. Governare la rivoluzione digitale regolamentando i rischi, accelerando gli investimenti in ricerca e sviluppo e incentivando l’innovazione e la diffusione delle nuove tecnologie anche tra i soggetti più fragili e gli anziani».
  • «Favorire gli investimenti in intelligenza artificiale rafforzando la normativa sulla protezione dei dati, per salvaguardare i diritti fondamentali dei cittadini».
    Stati Uniti d’Europa (con Italia Viva e Più Europa)
  • «Il nostro impegno è quello di far leva sull’intelligenza artificiale per ottimizzare i servizi pubblici e l’utilizzo delle risorse comuni, stimolare la crescita economica e migliorare la qualità della vita dei cittadini, garantendo al contempo che la tecnologia sia utilizzata in modo responsabile e nel pieno rispetto dei diritti individuali».
    Azione-Siamo Europei
  • «Meccanismi semplici come quelli del credito d’imposta sosterrebbero le imprese nel percorso di modernizzazione dei propri macchinari, l’utilizzo di tecnologie avanzate come l’intelligenza artificiale, il trasferimento di conoscenze e lo sviluppo di modelli di business più sostenibili».
  • «Aumentare i finanziamenti a programmi di ricerca mirati ad attrarre e trattenere ricercatori specializzati in ambiti strategici, come l’intelligenza artificiale».

Alleanza Verdi/Sinistra

  • «È indispensabile che lavoratrici, lavoratori e organizzazioni sindacali siano protagoniste del processo produttivo, così da garantire un costante incremento della produttività, un’equa distribuzione dei vantaggi che ne derivino e un impatto positivo delle nuove tecnologie, a partire dall’intelligenza artificiale».
  • «Istituire un’agenzia europea di ricerca sull’intelligenza artificiale a capitale interamente pubblico, che tenga insieme un approccio etico, regolamentare, di ricerca e industriale, così da sfidare le corporation Usa e da proporre un approccio integralmente umanista alla grande sfida tecnologica dei prossimi anni».

    Non so Voi ma io un’idea me la sono già fatta….

    L’amore ancillare al tempo dei robot.

    FACILI BATTUTE, PROBLEMI PROFONDI

    L’impatto della tecnologia sulla società è sempre stato imponente ed in grado di stravolgere le stesse strutture sociali ed i comportamenti dei singoli individui.

    “L’azienda canadese KinkysDolls – che produce e commercializza bambole al silicone calde al tatto e capaci di emulare risposte umane – ha tentato di lanciare uno dei suo Brothel a Houston, in Texas. L’azienda ha già un suo “bordello di robot” in Canada e vuole espandere il business in nord America, Europa e Giappone.

    La questione ha ovviamente sollevato resistenze, dubbi e perplessità, da quelle degli attivisti che vedono il sesso robotico come la fine della civiltà (https://campaignagainstsexrobots.org/), alle associazioni religiose, ai movimenti politici conservatori.

    Ma il dubbio più interessante lo hanno sollevato i transumanisti: dovremmo preoccuparci dei diritti civili dei robot e delle AI? (https://metro.co.uk/2018/11/05/robots-deserve-human-rights-why-activists-want-to-protect-machines-from-their-creators-8097696/)… tanto per dirne una, la messa all’asta della “verginità” di una bambola robot ha già raccolto decine di migliaia di dollari.” (Future Fiction)

    L’ironia sul web non mancherà soprattutto nei confronti di questa nuova competizione umani macchine in relazione al mestiere della prostituzione che, ricordiamolo, in Europa non è affatto vietato ed in molti paesi è regolamentato e tassato.

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    Elogio della complessità

    STIAMO AFFACCIANDOCI E SBIRCIANDO QUEL FUTURO IN CUI SI PASSA DALLA PROGRAMMAZIONE ALL’ADDESTRAMENTO DELLE MACCHINE E CI VIENE IN SOCCORSO LA PIÙ UMANA DELLE SCIENZE: LA FILOSOFIA.

    Dovremmo ricordare a quell’epoca dello scambio epistolare che diede a Boule la possibilità di redigere il suo le leggi del pensiero nel quale confutata che le idee fossero una espressione metafisica di discendenza mistica. Abbiamo usato quel lavoro di semplificazione e quegli argomenti di rigore matematico per dare origine all’architettura binaria ed una base forte alla programmazione.

    Oggi dobbiamo rovesciare l’approccio e ripescare quel socratico “So di non sapere” per rilanciare i percorsi di accrescimento e miglioramento della capacità di apprendere e di valutare dei nostri sistemi macchina , in pratica delle intelligenze artificiali, mi partendo anche stavolta da una base forte che è quella non solo dell’osservazione e della sperimentazione ma del “dialogo”, degli archetipi e di quell’universale repository che nell’idea platonica dell’iperuranio aveva la sua definizione formale più bella ed ampia. Il contrario dell’algebra booleana consiste nella abbracciare la complessità, elogiandola e ringraziandola di esistere per permettere una nostra crescita sempre maggiore.

    Non proliferazione delle “Armi Robot”

    E’ la vigilia di Natale e si dovrebbero avere pensieri solo di tranquillità, parlare di cenone, di regali. Ma per poterlo fare occorre avere fiducia in una pace duratura e speranza in un futuro su cui a me pare si affastellino anche delle ombre: tra terrorismo e proclami dei nuovi leader a me pare di sentire tamburi di guerra e minacce come quella degli armamenti autonomi contro le quali ancora non c’è attenzione nonostante l’impegno degli attivisti e, dall’ultimo Davos, persino del mondo economico internazionale.

    Fa molto fantascienza immaginare un mondo di robocop, di terminator e droni killer eppure al World Economic Forum si sono accorti, col sostegno di sociologi, scienziati, filosofi e persone della Cultura quella con la c maiuscola di quello che qualunque appassionato di fantascienza sa da sempre: automatizzare la guerra è estremamente più pericoloso che non farla.

    Ormai ci siamo però, ormai la cuspide tecnologica è raggiunta nell’imbarazzante inconsapevolezza delle cosiddette classi dirigenti e delle personalità dotate di maggiore influenza sulla pubblica opinione. Il livello di rischio è elevato.

    Non potendo allo stato attuale imporre logiche “morali” ai sistemi di armi mobili a scelta autonoma, che agiscono scollegate dall’operatore umano, ci si pone la questione di aprire la discussione e le trattative sulla non proliferazione di simili armi, di come impedire che possano cadere in mani terroristiche od essere usate contro la popolazione civile.

    Dall’Italia che ripudia la guerra deve partire quanto prima la richiesta di trattative per la non proliferazione delle armi LAWS (“lethal autonomous weapons systems”) potenzialmente estremamente più dannose delle mine antiuomo e di altre armi convenzionali.

    Così oggi, vigilia di Natale 2016, ho depositato proprio questa proposta nei sistemi di democrazia diretta del M5S per metterla in discussione quanto prima ed avviarci ad una “regolamentazione” delle armi autonome dotate di sistemi di decisione propri, uno “Ius Belli” e forse il momento giusto è proprio questa festa così dolce ed umana. Coraggio.

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