Da CloudCity a Lavoro2025

Orvieto guarda al futuro, e lo fa un pochino anche grazie a noi. Sia dai tempi del primo Cloud City del 2013 in Umbria Digitale fino al più recente incontro sul lavoro nei prossimi dieci anni, quelli dell’avvento delle intelligenze artificiali e della robotica, #Lavoro2025.
Non so se a Voi sembri poco ma a me pare davvero qualcosa di cui essere orgogliosi.

Cartolina da “Lo Stato dei Comuni”

– IL PRESENTE ED IL FUTURO DEI COMUNI –

Sono cambiate tante cose dagli anni passati qui in Italia ed altrove nel mondo globalizzato, ma una delle caratteristiche formidabili di questa nostra Italia è che così come l’economia reali, non la finanza od i bitcoin, è fatta di piccole e medie imprese capaci, creative e concrete così il nostro Stato è essenzialmente basato sui nostri Comuni. Sono i territori e le città, con le loro storie e le diverse culture radicatissime, che costituiscono le terminazioni sensibili e le fonti di pensiero che ci hanno resi grandi nel mondo, famosi ed imitati. Partendo da queste considerazioni e con un gioco di parole grazie alla deputata Laura Castelliabbiamo fatto il punto sulla situazione attuale dello Stato dei Comuni a Montecitorio, presso le aule della Camera dei Deputati.

Ovviamente il bilancio, presentato da ospiti di altissimo profilo e testimonianze di amministratori di diverse “fedi politiche, ha luci e qualche ombra davvero scura come quella che sono 9 i miliardi dreanati via dalle nostre città, dai servizi essenziali, per far fronte a vario titolo alle esigenze richiamate dallo Stato.  Per questo le domande chi ci siamo posti sono state relative al come sono cambiati i Comuni italiani in questi anni e quali sfide sono stati chiamati ad affrontare. Vedete il nostro “Stato dei Comuni” è costituito da 8092 amministrazioni che ne rappresentano storicamente molto più dell’unità di cittadini dentro alcuni determinati confini geografici. I cambiamenti del Paese sono la sommatoria e lo specchio dei cambiamenti delle municipalità italiane. Ma a volte sono anche il contrario: sono il risultato di ciò che si decide nel nostro Paese. Crisi economica, riforme costituzionali, vecchie e nuove popolazioni, cambi di norme, hanno attraversato i Comuni italiani lasciando, in particolare negli ultimi anni, tracce di un futuro che spesso è faticoso e complesso oltre che di storia e di partecipazione collettiva alla vita democratica.

Tra tutti forse l’intervento del mio conterraneo Luigi de Magistris è stato il più appassionato ed anche quello “politicamente” più interessante, essendo basato sulla gerarchia delle fonti del diritto e sulla prevalenza della Costituzione sulle normative ordinarie, incluso quelle contabili, cioè della prevalenza dei diritti sulle regole burocratiche. Ho avuto anche la fortuna di poterlo seguire con Stefano Lucidi (Senatore facente parte proprio della Commissione Affari Costituzionali) e Lucia Vergaglia che collabora con le cattedre di diritto pubblico e comunitario dell’Università di Napoli.

Invece l’intervento più vicino a ciò che sarà necessario fare per la città di Orvieto dove vivo e nel mio piccolo provo a fare attività politica, lo ha tenuto il professor Delfino dell’Arconet, l’ente che si occupa dell’armonizzazione contabile degli enti territoriali. Il “bilancio” comunale armonizzato ha preso il via quest’anno da noi e si vede da subito il gap, la distanza tra la politica vera ed una dirigenza (e responsabili funzioni) del comune che invece rispondono ad una impostazione procedurale. In mezzo, vabbè, la decaduta figura di un’ormai ex assessore che cerca di intestarsi ogni merito possibile mentre ha soprattutto, e lo vedremo, tante responsabilità tra cui anche le mancate attuazioni di iniziative approvate dal Consiglio Comunale.

Chiara Appendino sulla democrazia diretta nei territori e poi Luigi di Maio hanno fatto gli interventi di chiusura con il piglio carismatico ed istituzionale che li contraddistingue. Se vi va qui di seguito c’è tutto l’incontro.

Cosa manca ancora? Ah già, la cartolina con i portavoce della regione Umbria. Eccola qui.

 

I Mostri di Torre

I MOSTRI DI TORRE – SETTIMANALE SATIRICO DI TELEORVIETO

Parentesi personale: io sono insonne, e anche quando sono sveglio non sono esattamente uno spensierato. Questo è da sempre noto a chi mi conosce ma, oggi, nell’epoca dei social è facile da riscontrare guardando gli orari di pubblicazione dei miei post ed articoli. Ovviamente molto dei contenuti è consono all’orario e può essere più o meno paradossale. Meno dormo e più i paradossi sembrano voluti e ben centrati, segno che la parte inconscia è estremamente più efficace della sfera cosciente.  Qualche tempo fa scrissi un paio di testi intitolati “Mostri a confronto” e certo non mi aspettavo che attirasse l’attenzione del giornalista Antonello Romano che mi ha telefonato alcune ore più tardi, verso le nove del mattino, trovandomi già al quinto caffè e prendendomi in contropiede con una proposta del tutto inaspettata: mettere in video “I Mostri di Torre”.

E così è nata questa striscia satirica settimanale che mi vede autore e protagonista, con cui sto collaborando alle trasmissioni di TeleOrvieto…. e per capirci bene su cosa sia per davvero ho copiato testualmente la definizione di “Satira” e mica dalla Treccani ma addirittura Wikipedia.

La satira (dal latino satura lanx: il vassoio riempito di primizie in offerta agli dei) è un genere della letteratura, delle arti e, più in generale, di comunicazione, caratterizzata dall’attenzione critica alla politica e alla società, mostrandone le contraddizioni e promuovendo il cambiamento.

Mica cotiche.

Prevenzione rischi per i beni culturali

Si potrebbe dire che quasi la metà dei beni culturali italiani sono in pericolo. Precisamente sono quasi 80mila beni a rischio frana o alluvione secondo la mappa delle bellezze italiane esposte ai rischi naturali realizzata dall’Ispra e presentata nel giugno scorso insieme a un piano di interventi per la messa in sicurezza dell’intero territorio italiano, con 10 miliardi a disposizione e già 1.500 cantieri in corso o ultimati.
Eppure qui ad Orvieto così come abbiamo mancato ogni occasione di filantropia internazionale per la salvaguardia dei nostri beni, così come abbiamo perso per due anni di seguito il treno dell’Art Bonus, ci troviamo fuori da quel piano e dobbiamo tentare un crowdfunding per riparare la seconda chiesa danneggiata da un fulmine in pochi anni quando poi, a guardar bene, bastava prevenire, in questo caso con i parafulmini.
La politica locale spesso si perde in fuffa, dibattiti sul nulla, quando semplicemente basterebbe badare alle cose normali.